[RECENSIONE] La New Woman nella letteratura vittoriana di Debora Lambruschini

Cari lettori,
oggi vi parlo di questo saggio che mi ha colpito molto, è stata una lettura molto coinvolgente che consiglio agli amanti del genere e a chi vuole sapere di più sulla New woman.






Titolo:La New Woman nella letteratura vittoriana
Autore: Debora Lambruschini
Collana: Windy Moors
Volume: 14
Casa editrice: flowe ed
Formati: EPUB +MOBI
ISBN: 978-88-85628-14-4
Anno: 2017
Prezzo ebook: € 7,99
Prezzo cartaceo: € 15,00


Trama:
Alla fine dell’Ottocento, si concluse la grande stagione del romanzo vittoriano e per la narrativa inglese si pose la questione di trovare nuovi mezzi espressivi idonei a interpretare le complessità del mondo contemporaneo, teso fra tradizione e modernità. Fu la forma narrativa breve a rappresentare, meglio di altre, lo spirito del tempo: la short story, libera dai canoni estetici tradizionali, permise agli autori un grado di sperimentazione, linguistica e tematica, maggiore rispetto al romanzo. Un contributo fondamentale allo sviluppo del genere fu dato dalle scrittrici, tra le quali George Egerton, Sarah Grand, Mona Caird ed Ella D’Arcy furono le più attive. Accomunate dal desiderio di riflettere sulle problematiche sociali e culturali del tempo, con particolare attenzione alla Woman Question, e di trovare una forma estetica capace di rappresentare il nuovo modello femminile incarnato dalla New Woman, contribuirono al dibattito nella definizione di nuovi codici morali: il punto di vista femminile, l’attenzione per l’analisi psicologica dei personaggi, il superamento dei codici narrativi vittoriani, la riflessione sul matrimonio, il desiderio sessuale femminile, l’educazione, la maternità, la solidarietà fra donne furono solo alcune delle tematiche centrali nella loro produzione letteraria.

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Recensione:

Debora Lambruschini in questo saggio ci racconta come la letteratura cambia alla fine dell’ottocento, sia come forma che come temi trattati dagli autori.
L’Ottocento e in particolare il regno della Regina Vittoria, fu caratterizzato dalla grande diffusione del romanzo, sia perché le biblioteche acquistavano i volumi e li prestavano a poco prezzo e anche grazie alla pubblicazione a puntate sui settimanali.
Alla fine del secolo, il mondo sta cambiando sia a livello culturale che a livello politico,  si diffonde l’industrializzazione e ci sono anche delle forti tensioni sociali.
Questo clima porta nuovi stimoli e nuove idee e con l'Elementary Education Act (1870),si diffonde una nuova voglia di indipendenza da parte delle donne che vogliono essere libere e non vogliono  essere solo mogli e madri, ma anche trovare la loro strada nella vita.
Questi anni sono il principio di quello che oggi è la donna moderna e nella letteratura si diffonde una nuova forma di narrazione più breve e con nuovi temi, la short story.
In questi libri viene data maggiore centralità alla donna, che non è solo un contorno, che sceglie chi sposare, che non rimane più nell’ignoranza per preservare la propria innocenza, ma studia e  ha dei pensieri autonomi e non rimane confinata nell’unico ruolo di moglie  e madre.
La donna vuole conquistare un nuovo ruolo nella società, vuole essere indipendente e istruita, non vuole essere relegata tra le quattro mura domestico ed essere al servizio di suo marito.
Vengono ridefiniti i ruoli nella coppia e all’interno del matrimonio, anche se avere il divorzio per una donna era più difficile e i figli rimanevano al marito. Per gli occhi della società una donna divorziata veniva tuttavia giudicata in maniera negativa, o quantomeno le scelte che le donne  venivano sempre valutate in maniera più dura rispetto a quelle degli uomini.
L’autrice dopo una prima parte argomentativa dove ci spiega come nasce la short story e dove ci fa conoscere anche lo scenario storico dell’epoca, ci presenta quattro delle scrittrice più importanti nello scenario della short story, Sarah Grand, George Egerton, Mona Caird e Ella D’Arcy.
Ho trovato questa parte del saggio particolarmente interessante e coinvolgente, in quanto l’autrice ha approfondito non solo la biografia di queste autrici ma anche le loro opere e il loro contributo alla diffusione della short story.
Sarah Grand, è una della maggiori autrici di short story, utilizza uno pseudonimo femminile e non come succede in passato dove le autrici erano costrette a pubblicare le loro storie con nomi maschili o con il cognome del marito per avere un minimo di credibilità.
Si sposa per riuscire a viaggiare, pochi anni dopo divorzia ed è proprio lei a coniare il termine “New Woman” in un dibattito alla fine dell’Ottocento.
Lei è contraria al matrimonio senza amore e devono essere proprio le madri ad istruire le figlie come fanno con i fratelli maschi e non lasciarle crescere nell’ignoranza. Il matrimonio non deve essere la solo aspirazione per una donna e tutti questi argomenti si riflettono nelle opere che lei scrive, inoltre il lieto fine non è sempre scontato. Sarah sottolinea tutte le problematiche che i coniugi affrontano e quanto sia determinante, nel far funzionare il rapporto, anche la parità tra marito e moglie.
Nel romanzo vittoriano molte volte le storie finivano con la nostra eroina che trova l’amore e si sposa e il lettore si immagina, anzi noi tutti immaginiamo, che la protagonista viva un rapporto appagante e felice.
Ecco Sarah cerca invece di descrivere la realtà dei rapporti, è la donna che deve prendere in mano la propria vita e riuscire a trovare un ruolo attivo nella coppia e nella vita.
George Egerton, anch’esso è un pseudonimo di Mary Chavelita Dunne Bright, utilizza una maggiore ricerca psicologica dei personaggi e nei suoi libri ci sono molti punti di vista anticonvenzionali e moderni.
Mona Caird forse è l’autrice che ha scritto di meno rispetto alle colleghe, lei come le altre cerca di trattare il tema del matrimonio in una nuova luce, continuando a percorrere la strada che la donna deve avere una propria autonomia economica.
Ella D’Arcy, l’ultima del gruppo sopra citato, è ricordata più per il suo romanzo che non per le sue short story. Lei combatte per poter lavorare e vivere da sola, non ha molte disponibilità economiche ma con il suo lavoro riesce ad essere indipendente.
Queste quattro donne a loro modo, sono tutte degli esempi di come oggi sono diventate le donne, sono diciamo le nostre antenate, quelle che hanno gettato le basi per far scoprire che le donne non devono essere solamente dedite al marito e alla famiglia, ma sono prima di tutte delle persone che possono avere una propria autonomia e indipendenza.
Le short story danno il loro contributo al ruolo della donna moderna anche se oggi dobbiamo fare ancora molto per riuscire a migliorarci, noi donne dovremmo fare “squadra”e in molti ambiti dovrebbe essere riconosciuto maggiormente il nostro contributo.
Mi piacerebbe molto che venissero approfondite alcune delle opere citate e magari tradotte in italiano.
Ho apprezzato moltissimo questo saggio, l’ho trovato coinvolgente e interessante, e secondo me il lettore è stimolato a saperne di più sull’argomento.
Credo, inoltre, che l’autrice abbia fatto un lungo lavoro di ricerca e di indagine per spiegarci e introdurci il tema della short story e questo si vede perché il saggio risulta essere veramente curato.
Spero di leggere qualcos’altro sull’argomento se la flower-ed ci vorrà proporre qualcosa sull’argomento, staremo a vedere, per il momento se volete sapere qualcosa in più sulla new woman e sulla short story vi consiglio di acquistare questo saggio.

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